Nobile, colta ed eccentrica

Lavinia della Cella, figura amatissima della Piacenza del Novecento, ricordata per il suo grande fascino e carattere, nasce il 29 settembre 1884, in una nobile famiglia locale. Fu una signora eccentrica quanto colta, di cui però si sa ben poco se non sporadici aneddoti. Si dice girasse per Piacenza con eleganti vestiti e la sua gallina al guinzaglio che la seguiva ovunque e che fosse in grado di maneggiare le armi: una volta si presentò sul terrazzo della Pistona con fucile in mano per allontanare persone evidentemente poco gradite.

La famiglia di origine

Donna Lavinia della Cella è figlia di Gustavo della Cella e di Margherita Genocchi. I genitori sono entrambi esponenti della classe nobile ed intellettuale piacentina, se si considera che “Gustavo della Cella (1847-1925), ingegnere, era stato capitano di Stato Maggiore del Regio Esercito Italiano e poi colonnello nella Riserva, per oltre vent’anni sindaco di Sant’Antonio a Trebbia, dove è stato promotore della diffusione dell’istruzione pubblica, poi consigliere e presidente della Cassa di Risparmio di Piacenza (1907-1912) e infine sindaco di Piacenza (1913-1914.) [tratto da studio in corso di pubblicazione di Andrea Lercari].

Gustavo della Cella era appassionato e competente in studi storici e provvide ad una utile pubblicazione relativa alle acque del territorio di Piacenza; è per merito suo che venne edita una memoria dal titolo “La reintegrazione del Comune di Piacenza sul possesso delle mura della città (Piacenza, 1913) corredata da una carta dove sono chiaramente indicate la cinta romana, nonché la medioevale e la terza cinta del secolo XVI” (Bibliografia: S.Maggi, Gustavo della Cella a 50 anni dalla morte, in I., 15 dicembre 1975; Fiorentini-Ferrar, p.217; E. Nasalli Rocca, L’opera storica di Gustavo della Cella, in I., 18 settembre 1925. R. Delfanti.).

Donna Lavinia fu la sua unica erede. Villa Mario, la villetta di fronte a Villa La Pistona nei campi sulla strada che porta verso Vallera, fu proprio costruita per ricordare il fratello di Lavinia, Mario, morto prematuro a 7 mesi di vita il 2 dicembre 1894. La madre, invece, Margherita Genocchi (1863-1945) era la nipote di Angelo Genocchi (1817-1889), importante matematico piacentino, che si occupò soprattutto della teoria dei numeri. Era poi anche la sorella di Erminia Genocchi, moglie di Giacomo Antonini, nonno di Gianpiero Antonini Zambelli, attuale proprietario.

Lavinia era anche nipote di Guglielmo della Cella, noto e stimato architetto con incarichi pubblici inerenti l’urbanistica. Guglielmo, nonno di Lavina, è una figura molto importante per la Pistona. Infatti dalla sua prima moglie Angela Pistoni, viene il nome della Villa. Si sposò poi in seconde nozze con Lavinia dei marchesi Paveri Fontana, da cui ebbe Giacomo e Gustavo della Cella, padre di Lavinia che ereditò poi la Villa La Pistona. Non c’è prova, ma è estremamente probabile che Guglielmo della Cella in qualità di architetto abbia partecipato al progetto architettonico della Pistona, in considerazione della sua attività intensa e pregiata come Architetto a Piacenza. Proprio nei tempi in cui Lavinia ha vissuto la casa, la Villa è stata portata al suo massimo splendore con la costruzione nel 1936 di 3 terrazzi, di cui ad oggi ne rimane uno e della Corte, ove si trova riportata la data del 1935 in diversi luoghi.

Il matrimonio

Lavinia si è sposata in tarda età con il nobile Giovanni Cavalli Lucca (1877 – 1956): da lì lo stemma della famiglia della Cella (raffigurante un’aquila) si incontra con quello dei Cavalli Lucca (raffigurante un Cavallo) nelle raffigurazioni della Pistona (cancelli, portoni, piatti, stemmi nella casa, ecc)

Non avendo avuto discendenza dal consorte, Lavinia ha designato erede il nipote avvocato Giampiero Antonini Zambelli, il quale con la consorte Violante Anguissola Scotti e la figlia Sveva Antonini Zambelli, conserva e valorizza la memoria dell’amata donna Lavinia e porta il cognome della stessa aggiunto a quello degli Antonini Zambelli.

Tanti interessi

Donna della Cella era aristocratica intellettuale assai attiva e presente nella vita pubblica locale. Fece parte della Croce Rossa Italiana, nata nel 1864.

Sostenne attivamente anche la nascita della squadra di calcio Piacenza, “La Piacenza Sportiva”, fondata nell’agosto 1919. il 26 ottobre del medesimo anno viene inaugurato il campo sportivo fuori Porta Cavallotti, in una amichevole vinta 2 a 0 con la squadra del 10° Reggimento Artiglieria. Una targa conservata a lungo nella segreteria della società ricorda l’evento co versi aulici “La porta che difendete /simbolo dei patrii confini / che niuno oserà varcare / plaudendo alle gare animose / la vostra madrina Lavinia della Cella / offre / Piacenza F.C. 26 ottobre 1919.”

Amava gli animali e accanto ai due campi al lato del viale di tigli, dove oggi ci sono le magnolie, c’erano le tombe costruite per onorare gli animali di Lavinia ( cani, capre, gatti, galline) con tanto di foto e data di nascita e morte. Amava la musica e suonava il pianoforte. Tuttora la famiglia è in possesso dei suoi numerosi spartiti.

Viaggiò molto, in particolar modo in Asia. Vi sono infatti sue foto in kimono accompagnata da bambini asiatici, giapponesi dall’abbigliamento. Alla sua dipartita, il 9 maggio 1960, la villa era decorata con stoffe orientali.